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Dimore topiche

Le Masserie sono, secondo la definizione dell’architetto Luigi Ponticiello, una cultura dell’abitare materializzatasi in un determinato momento storico in un luogo specifico. Lo studioso ne descrive tre, tutte ubicate nella zona occidentale del territorio comunale.

La Masseria Ravelli, ricostruita nel 1869 ma già citata nel catasto onciario del 1746, si distingue per due elementi fondamentali: la torre merlata che caratterizza il corpo di fabbrica destinato ad appartamenti, e il grande palmento con la cantina sottostante … la restante parte del complesso è destinata a stalla, locali di deposito e locali di servizio in generale.

La Masseria Ordella, costruita nel 1810,  è impostata intorno ad una piccola corte … non esistono locali legati alla produzione del vino (palmenti) né locali interrati  … notevoli sono invece le dimensioni della stalla in rapporto al resto della costruzione … sono presenti un pozzo, un lavatoio e un forno … sul lato opposto al portale d’ingresso, in un angolo della corte, c’è l’ingresso di un piccolo giardino murato nel quale si trovano vari alberi da frutta.

La Masseria  Serraglio si differenzia dalle prime per la presenza di una cappella dedicata a San Silvestro il cui portale d’ingresso affianca quello principale che conduce nella corte … l’affaccio verso la strada e non solo verso la corte di alcune grosse stanze ubicate al piano superiore … una grossa ala separata dal resto della fabbrica e destinata a servizi … l’ingresso di un grande cellaio caratterizzato da una struttura ad archi impostati su grossi pilastri.  

Le Cantine sono l’altra faccia della passata vocazione vinicola del paese. Nate come cave di materiale edilizio per la costruzione degli edifici sovrastanti, come scrivono Armando Miele e Carlo Piciocchi, vennero successivamente utilizzate per la conservazione del vino. I due studiosi si soffermano su una in particolare, quella di via Caserta:  la cavità, ricavata nella roccia tufacea, presenta un’estensione planimetrica di circa 1430 metri quadrati … si sviluppa in sei gallerie (“tese” in gergo locale), di cui due più grandi sono quasi parallele tra loro e le altre quattro trasversali ad esse ... vi si accede attraverso una lunga e scenografica scala in muratura che porta direttamente al centro della galleria principale … come conseguenza dello scavo dei vari rami risultano due grossi pilastri di roccia tufacea al centro della cavità … le sezioni trasversali presentano quasi tutte una forma quasi parabolica con la concavità rivolta verso il basso, per cui le stesse si vanno restringendo man mano che si sale … sulle volte delle gallerie si aprono ben tredici canne di pozzo, che vanno a collegarsi con le varie zone dell’edificio sovrastante … vi sono tuttora in una parte del piano terra dell’edificio due splendidi torchi, realizzati con tronchi di quercia … alcune vasche costruite in vicinanza di essi (“parmenti” in gergo locale), dove l’uva veniva fatta fermentare e pigiata, il mosto veniva direttamente calato giù in grotta mediante un sistema alquanto ingegnoso … venivano utilizzati per lo scopo un canaletto a cielo aperto, ricavato in un piccolo corridoio di collegamento con la scala di accesso alla cantina, ed un altro canale scavato all’interno della parete sinistra della stessa scala … in tal modo le botti, in buona parte presenti ancora in grotta, venivano riempite direttamente.

Le Case a corte costituivano un modo di abitare in un passato non tanto remoto efficacemente descritto dall’architetto Adele Martiniello: le case erano alte non più di due (o tre) piani e sorgevano di solito in schiere ininterrotte attorno al perimetro di giardini posteriori, ai quali si accedeva da cortili interni, raggiungibili a loro volta da un unico portone sulla strada … poche erano le case isolate, in quanto sprecavano terreno su ogni lato ed erano difficili da riscaldare … perciò anche le case coloniche erano inserite in un blocco compatto comprendente le stalle, i fienili ed i granai … in simili abitati la funzione sociale ed aggregante era data da alcuni elementi: forno, lavatoio, cesso, pozzo o cisterna, poggio, tutti integrati in uno spazio ampio e libero, dove la gente, avvezza a stare all’aperto, si radunava per conversare, diffondere notizie, inciuciare, rallegrare con il lancio delle comete i più piccoli e per essi addirittura far cantare i fili d’erba.

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